La testa di Santa Caterina da Siena. Di Rosa Francesca Di Meo

Il 29 aprile 1380 Caterina da Siena morì a Roma, ma cinque anni dopo il suo capo entrò a Siena come se tornasse a casa.

È una di quelle storie che oggi sembrano quasi impossibili da raccontare senza abbassare la voce.

Perché non parla soltanto di una reliquia.

Parla di una città che non riusciva ad accettare l’idea di aver perduto del tutto la sua figlia più celebre.

Caterina Benincasa era nata a Siena nel 1347, in una casa semplice, dentro una città abituata a pensarsi come un universo intero. Non era una regina, non era una principessa, non comandava eserciti.

Eppure parlò con papi, scrisse lettere infuocate ai potenti, attraversò l’Italia del Trecento con una forza spirituale che ancora oggi sembra più grande del suo corpo fragile.

Quando morì a Roma, fu sepolta vicino a Santa Maria sopra Minerva.

Ma Siena, la sua Siena, non la considerava una santa lontana.

La considerava sangue della propria memoria.

Secondo la tradizione, Raimondo da Capua ottenne il permesso di separare il capo dal corpo. Il corpo rimase a Roma. Il capo fu portato a Siena, dove per un periodo venne custodito in modo riservato, prima di essere accolto pubblicamente nel 1385.

Immagina quella processione.

Le strade medievali. Le campane. I cittadini. La madre di Caterina, Lapa Piacenti, ancora viva, davanti a ciò che restava della figlia che il mondo ormai chiamava santa.

Non era soltanto devozione.

Era appartenenza.

Nel Medioevo le reliquie non erano semplici resti. Erano presenza, protezione, identità. Una città che custodiva una reliquia custodiva anche una parte del proprio destino.

Roma aveva il corpo.

Siena voleva il volto.

E forse è proprio questo il dettaglio che colpisce di più: il volto è ciò che riconosciamo di una persona, ciò che cerchiamo quando la memoria comincia a tremare.

Ancora oggi, chi entra nella Basilica di San Domenico a Siena può vedere il capo di Santa Caterina conservato nella cappella a lei dedicata. A Roma, nella Basilica di Santa Maria sopra Minerva, riposano le sue spoglie.

Due città.

Un’unica donna.

Una fede così concreta da diventare pietra, vetro, altare, silenzio.

E davanti a quella reliquia, al di là di ciò che ciascuno crede, resta una domanda scomoda: quanto deve essere amata una persona perché una città non riesca a lasciarla andare intera?

Roma conservò il corpo.
Siena conservò il volto.
E la storia conservò la ferita.

In breve:
— Santa Caterina da Siena morì a Roma nel 1380, ma il suo capo fu poi portato nella sua città natale.
— Il corpo della santa si trova ancora oggi a Santa Maria sopra Minerva, a Roma.
— A Siena, nella Basilica di San Domenico, il suo capo è custodito come una delle reliquie più importanti della città.

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