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L'immortale Catwoman. Di Rosa Francesca Di Meo

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Catwoman (Selina Kyle) è uno dei personaggi più affascinanti, complessi e longevi della cultura pop. Nata nei fumetti DC Comics nel 1940 (creata da Bob Kane e Bill Finger), è passata dall'essere una semplice ladra d'gioielli a una complessa antieroina, legata a Batman da un'infinita attrazione e rivalità. La sua "leggenda" cinematografica e televisiva si distingue per come ogni attrice sia riuscita a darle un'impronta unica. 🐾 **La Leggenda: Da ladra a icona di emancipazione** Nei fumetti e sul grande schermo, la leggenda di Catwoman ruota attorno ad alcuni elementi chiave:  * **La natura di anti-eroe:** Non è mossa da pura malvagità, ma da un proprio codice d'onore, spinta spesso da istinto di sopravvivenza, vendetta personale o protezione verso gli ultimi.  * **Il dualismo con Batman:** Rappresenta l'opposto di Bruce Wayne. Se Batman è l'ordine, la legge e il controllo rigoroso, Catwoman è il caos, la libertà e l'impr...

Il gotico di Edgar Allan Poe e la cinematografia degli anni 60-70. Di Rosa Francesca Di Meo

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I vivi e i morti*** (*House of Usher*, 1960), diretto da Roger Corman e tratto dal celebre racconto di Edgar Allan Poe.  **I vivi e i morti (1960) – Un capolavoro del gotico cinematografico** Diretto da **Roger Corman** e interpretato da un magnifico **Vincent Price**, *I vivi e i morti* è il film che ha inaugurato il celebre ciclo di adattamenti delle opere di Edgar Allan Poe prodotti dalla American International Pictures (AIP). Un'opera fondamentale per il cinema dell'orrore degli anni '60, capace di trasformare le atmosfere claustrofobiche e inquietanti della letteratura di Poe in puro fascino visivo. ### 🎬 **La Trama** Il giovane Philip Winthrop (Mark Damon) si reca presso la cupa magione della famiglia Usher per riabbracciare la fidanzata Madeleine (Myrna Fahey). Ad accoglierlo trova un ambiente saturo di decadenza e il fratello della ragazza, Roderick Usher (Vincent Price). Roderick si oppone fermamente al matrimonio: convinto che la stirpe degli Usher sia ma...

La fotografia e il suo rapporto profondo con la morte. Di Rosa Francesca Di Meo

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La fotografia post mortem nell’età vittoriana Nell’Ottocento fotografare i defunti era tutt’altro che macabro: era un atto d’amore e l’unico modo per conservare un ricordo.  1. Perché nasce   Alti tassi di mortalità infantile: 1 bambino su 5 non superava i 5 anni. Spesso non si facevano foto in vita. Costo del dagherrotipo: negli anni 1840-1860 una foto era cara. Le famiglie aspettavano un’occasione importante… e purtroppo a volte era il funerale. Lutto vittoriano: la regina Vittoria stessa portò il lutto per il principe Alberto per 40 anni. Esibire il dolore era socialmente accettato e codificato. 2. Come venivano scattate   Pose “come se dormisse”: bambini in culla, su poltrone, tra le braccia della madre. Gli occhi chiusi e l’espressione serena davano l’illusione del sonno. Pose “da vivo”: con sostegni nascosti, gli adulti venivano messi in piedi o seduti. A volte le pupille erano dipinte sulle palpebre chiuse nella foto stampata. Dettagli simboli...

Il macabro e l'orrido che diventa fantasma della libertà nei film di Luis Bûnuel. Di Rosa Francesca Di Meo

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Il fantasma della libertà – Le Fantôme de la liberté, 1974   Regia: Luis Buñuel Di cosa parla, senza spoiler Buñuel prende la struttura narrativa e la fa esplodere. Il film non ha una trama centrale: è una catena di episodi legati da personaggi che si passano il testimone come in una staffetta surreale. Si parte da una fucilazione napoleonica e si arriva a uno zoo, passando per cene borghesi dove si defeca a tavola e si mangia in bagno, poliziotti che cercano una bambina scomparsa mentre lei è lì davanti a tutti, monaci che giocano a poker, e un killer che viene assolto tra gli applausi. Il filo rosso è il titolo: la libertà è un fantasma. Crediamo di essere liberi, ma siamo intrappolati in rituali, convenzioni, autorità, repressioni. E Buñuel ci ride sopra con ferocia elegante. Perché è ancora un pugno nello stomaco dopo 50 anni 1. L’attacco alla borghesia è lucidissimo   Buñuel, a 74 anni, non ha perso nulla della rabbia de L’âge d’or. Qui p...

L' orrida bellezza della chiesa di Gallipoli che stregò Gabriele D'Annunzio. Di Rosa Francesca Di Meo

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Il "Malladrone" di Gallipoli non è un centro commerciale, ma una delle opere più inquietanti e affascinanti del Salento.  Cos'è il Malladrone È la statua lignea del "Mal Ladrone" scolpita nel XVII secolo da Vespasiano Genuino, gallipolino. Si trova nella Chiesa di San Francesco d’Assisi, la più antica e prestigiosa di Gallipoli. Fa parte della Cappella della Crocifissione, detta proprio “la cappella te lu Malladrone”. Rappresenta Misma, il ladrone crocifisso con Cristo che rifiutò il perdono. Accanto a lui c’è Disma, il Buon Ladrone. Ma mentre Disma lascia indifferenti, il Malladrone cattura subito per la sua espressione “cinica, repellente, collerica, irriverente, perversa”. Sembra quasi orgoglioso di aver scelto l’inferno.  1. L’orrida bellezza che stregò D’Annunzio Gabriele D’Annunzio lo vide nel 1895 e ne rimase folgorato. Lo definì di “orrida bellezza” e “il più bel brutto dell’arte italiana”. Quella visita gli ispirò pagine della Beffa di Buccari e di Favi...

Le bambole rotte che nessuno voleva aggiustare. Di Rosa Francesca Di Meo

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 "Le bambole rotte che nessuno voleva aggiustare" Il manicomio dei bambini. Storie di istituzionalizzazione di Alberto Gaino, edizioni Gruppo Abele, non è un libro. È un pugno nello stomaco che arriva puntuale, pagina dopo pagina. Di cosa parla  Gaino, giornalista de La Stampa, ricostruisce il fenomeno dei minori internati negli istituti psichiatrici italiani prima della Legge Basaglia del 1978. Al centro c’è l’inferno di Villa Azzurra a Torino, diretta dal medico soprannominato “l’elettricista” per il suo uso sistematico dell’elettroshock sui bambini. Nel 1967 erano 200mila i minori rinchiusi: bambini “scomodi”, abbandonati, poveri, irrequieti, bollati come irrecuperabili.  L’autore racconta le storie di Maria, legata nuda al letto in una foto dell’Espresso del 1970 che scosse l’Italia, di Alberto B., bambino di 8 anni “di spiccata intelligenza” finito a Villa Azzurra solo perché orfano e vivace, di Saverio, Libero, Aldo e di un esercito di “invisibili”. Perché leggerlo...

Il Ponte delle Teste Mozzate: urla, torture e leggende. Di Rosa Francesca Di Meo

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Ponte delle Teste Mozzate – Palermo Se cerchi la Palermo che non ti aspetti, quella che sta letteralmente sotto i piedi, allora devi scendere al Ponte delle Teste Mozzate. Non è il solito monumento da cartolina: è un pezzo di storia macabra, dimenticata e poi ritrovata per caso. Cosa aspettarsi Il ponte oggi si trova sotto l’attuale Corso dei Mille, esattamente in corrispondenza del ponte sull’Oreto. Non lo vedrai passeggiando: per accedere devi scendere una scala che ti porta a circa 4 metri sotto il livello stradale. Ti ritrovi in uno spazio cementato, umido, con le tre navate del ponte cinquecentesco ancora ben distinguibili.  Costruito nel 1577 sul fiume Oreto, il nome non è una leggenda per turisti. Qui venivano esposte le teste dei condannati a morte, decapitati nella vicina Area dei Decollati. Un cippo piramidale lì vicino “abbelliva” l’esposizione. Nel 1860 divenne anche campo di battaglia: garibaldini e borbonici se le diedero di santa ragione proprio su queste campate, co...