La fotografia e il suo rapporto profondo con la morte. Di Rosa Francesca Di Meo
La fotografia post mortem nell’età vittoriana Nell’Ottocento fotografare i defunti era tutt’altro che macabro: era un atto d’amore e l’unico modo per conservare un ricordo. 1. Perché nasce Alti tassi di mortalità infantile: 1 bambino su 5 non superava i 5 anni. Spesso non si facevano foto in vita. Costo del dagherrotipo: negli anni 1840-1860 una foto era cara. Le famiglie aspettavano un’occasione importante… e purtroppo a volte era il funerale. Lutto vittoriano: la regina Vittoria stessa portò il lutto per il principe Alberto per 40 anni. Esibire il dolore era socialmente accettato e codificato. 2. Come venivano scattate Pose “come se dormisse”: bambini in culla, su poltrone, tra le braccia della madre. Gli occhi chiusi e l’espressione serena davano l’illusione del sonno. Pose “da vivo”: con sostegni nascosti, gli adulti venivano messi in piedi o seduti. A volte le pupille erano dipinte sulle palpebre chiuse nella foto stampata. Dettagli simboli...