Post

Regression:un film sui buchi neri dell'anima. Di Rosa Francesca Di Meo

Immagine
Regression - Un thriller psicologico che punta tutto sull’atmosfera, ma si perde nella propria suggestione Regression (2015) di Alejandro Amenábar parte da un caso vero che negli anni ’90 scosse l’America: il “satanic panic” e le memorie rimosse recuperate con l’ipnosi. Minnesota, 1990. Il detective Bruce Kenner, interpretato da Ethan Hawke, indaga su Angela Gray, Emma Watson, una ragazza che accusa il padre di abusi rituali. Con l’aiuto di uno psicologo, i ricordi sepolti iniziano a riemergere. Ma sono reali? Cosa funziona La tensione costante: Amenábar è un maestro nel creare disagio. La fotografia cupa, i silenzi, la pioggia perenne del Minnesota: tutto contribuisce a un senso di paranoia che ti resta addosso. Non è un horror di jumpscare, è ansia pura. Ethan Hawke: Regge il film sulle spalle. La sua discesa nella confusione e nell’ossessione è credibile e fisica. Vedi il dubbio corroderlo scena dopo scena. Il tema: L’idea di quanto la mente sia manipolabile, di come la ...

Il fantasma della bambina che voleva solo giocare. Di Rosa Francesca Di Meo

Immagine
IL FANTASMA DELLA PICCOLA BARBARA  Eccomi di nuovo tra voi, per raccontarvi la tenera e triste storia della piccola Barbara ❤️👇🏼 Nel cuore di una famiglia italiana sopravvive da oltre un secolo una storia realmente accaduta, tramandata dalle nonne ai figli e dai figli ai nipoti. È la storia della piccola Barbara, la bimba che vedete in foto, nata nel 1920 e morta nel 1924, ad appena quattro anni. Una vita breve, fragile come una candela accesa nel vento, ma destinata a lasciare un segno profondo nel ricordo di chi l’ha amata. Barbara viveva in un piccolo paese di campagna, in un’Italia ancora povera e contadina, fatta di stufe accese all’alba, cortili silenziosi e giornate scandite dal lavoro nei campi. Era una bambina dolce, dai grandi occhi scuri e dai capelli morbidi raccolti con piccoli nastri chiari. Amava seguire la madre per casa stringendo una bambola di stoffa consumata dal tempo e rideva spesso, con quella leggerezza che soltanto i bambini possiedono. La sua...

Le mitiche leggende sui Medium e la Tavola Ouija. Di Rosa Francesca Di Meo

Immagine
Lo spiritismo e la tavola Ouija: tra esoterismo e suggestione La tavola Ouija è il simbolo più pop dello spiritismo. Lettere, numeri, “sì”, “no”, “addio” e una planchette che scivola sotto le dita. Promette una cosa semplice e impossibile: parlare con l’aldilà. Il lato esoterico   Nasce a fine ‘800, nell’epoca d’oro dello spiritismo. Dopo le guerre, con milioni di lutti, la gente cercava un contatto. La Ouija diventa il “telefono” per i defunti: niente medium, solo tu, i tuoi amici e lo spirito dall’altra parte. Per chi ci crede, è uno strumento sacro. Va aperta e chiusa con rituali, mai usata con leggerezza, mai da soli. Le regole non scritte dicono: non chiedere della morte, non giocare in casa tua, saluta sempre prima di togliere le mani. Il lato della suggestione   La scienza la chiama effetto ideomotorio. Sono i partecipanti a muovere la planchette, senza volerlo. Micro-spasmi muscolari, aspettativa, tensione. Fate una prova: bendatevi. La planchette si muove lo...

La testa di Santa Caterina da Siena. Di Rosa Francesca Di Meo

Immagine
Il 29 aprile 1380 Caterina da Siena morì a Roma, ma cinque anni dopo il suo capo entrò a Siena come se tornasse a casa. È una di quelle storie che oggi sembrano quasi impossibili da raccontare senza abbassare la voce. Perché non parla soltanto di una reliquia. Parla di una città che non riusciva ad accettare l’idea di aver perduto del tutto la sua figlia più celebre. Caterina Benincasa era nata a Siena nel 1347, in una casa semplice, dentro una città abituata a pensarsi come un universo intero. Non era una regina, non era una principessa, non comandava eserciti. Eppure parlò con papi, scrisse lettere infuocate ai potenti, attraversò l’Italia del Trecento con una forza spirituale che ancora oggi sembra più grande del suo corpo fragile. Quando morì a Roma, fu sepolta vicino a Santa Maria sopra Minerva. Ma Siena, la sua Siena, non la considerava una santa lontana. La considerava sangue della propria memoria. Secondo la tradizione, Raimondo da Capua ottenne il permesso di separ...

La leggenda della tomba di Giacomo Leopardi. Di Rosa Francesca Di Meo

Immagine
LA TRASLAZIONE DELLE SPOGLIE DI GIACOMO LEOPARDI Nel 1939, in pieno regime fascista, le presunte spoglie di Giacomo Leopardi furono trasferite dal vestibolo della chiesa di San Vitale Martire a Fuorigrotta al Parco Vergiliano di Piedigrotta, a Napoli, dove ancora oggi si trova il monumento funerario dedicato al poeta. L’operazione venne fortemente sostenuta dal regime di Mussolini, che cercava di appropriarsi simbolicamente delle grandi figure della cultura italiana per inserirle nella propria narrazione nazionale: Leopardi, pur lontanissimo dall’ideologia fascista, venne trasformato in un “vate della patria”, un grande italiano da monumentalizzare e celebrare pubblicamente. La traslazione avvenne nel clima delle grandi celebrazioni culturali degli anni Trenta, quando il fascismo investiva molto nella costruzione di miti nazionali e nella sacralizzazione dei luoghi della memoria italiana. Il nuovo sepolcro nel Parco Vergiliano — accanto al culto simbolico di Virgilio — serv...

Le donne napoletane e il culto delle "Anime Pezzentelle". Storie e miti. Di Rosa Francesca Di Meo

Immagine
A Napoli il culto delle "anime pezzentelle" - cioè la devozione ai teschi anonimi del Cimitero delle Fontanelle e della chiesa del Purgatorio ad Arco - è stato storicamente un culto al femminile. Le donne ne erano il motore, per 3 motivi principali: 1. Le “madri adottive” dei teschi La pratica base del culto era l’adozione: una persona sceglieva una “capuzzella” anonima, la puliva, le metteva un rosario, fiori, un fazzoletto ricamato. Le offriva preghiere e messe in suffragio. In cambio chiedeva grazie: un matrimonio, un figlio, la guarigione, i numeri del lotto. Questo ruolo di cura era svolto quasi sempre da donne. Era visto come estensione del lavoro domestico e di accudimento: lavare il teschio, “metterlo a posto”, parlargli, tenerlo al caldo con un lumino. Era un lutto elaborato al femminile, soprattutto da donne del popolo che avevano perso figli, mariti o fratelli in guerra, colera, peste.  2. Figure leggendarie: le custodi del culto Il folklore...

Il Museo delle Torture di Napoli : un viaggio nell'oscurità e nel dolore , ma soprattutto un viaggio che vuole capire quale fu il vero ruolo del tribunale dell'Inquisizione nella storia italiana. Di Rosa Francesca Di Meo

Immagine
Il **Museo delle Torture** di Napoli è una tappa decisamente fuori dal comune, situata nel cuore del centro storico, tra via Tribunali e via San Biagio dei Librai. Non è il classico museo d'arte, ma un viaggio crudo e d'impatto nella parte più oscura della storia umana. Ecco cosa rende questo spazio degno di una visita (se hai lo stomaco forte): L'Esperienza Il museo ospita una collezione impressionante di circa **60 strumenti di tortura**, che spaziano dal XVI al XVIII secolo. Ciò che colpisce non è solo l'esposizione degli oggetti in sé, ma il modo in cui vengono raccontati: ogni pezzo è accompagnato da didascalie che spiegano il funzionamento e il contesto storico, spesso legato al periodo dell'Inquisizione. Pezzi Forti Camminando tra le sale, ci si imbatte in strumenti tristemente famosi e altri meno noti, ma altrettanto inquietanti: * **La Vergine di Norimberga:** Il celebre sarcofago antropomorfo con punte metalliche all'interno. * **La Sedia Inquisito...