Post

L'arte di truccare i morti. Di Rosa Francesca Di Meo

Immagine
La tanatoestetica non ha una data di nascita unica, perché è una branca della tanatoprassi, e la sua storia si intreccia con quella della conservazione delle salme. Possiamo dividerla in 3 fasi: 1. Le radici antiche L'idea di curare esteticamente il defunto nasce con gli Egizi, intorno al 4000-5000 a.C., che usavano cosmetici e resine come parte del corredo funerario.  2. La nascita moderna: la tanatoprassi Quella che oggi chiamiamo tanatoprassi nasce davvero durante la Guerra Civile Americana (1861-1865). Fu il Dr. Thomas Holmes a eseguire la prima imbalsamazione moderna documentata, per permettere di riportare a casa i soldati caduti senza che il corpo si deteriorasse. Da lì la pratica si diffuse prima nell'esercito francese e poi in tutto il mondo occidentale come pratica igienico-conservativa.  La parola stessa deriva dal greco thanatos (morte) e praxis (pratica). 3. L'arrivo in Italia e il termine "tanatoestetica" In Italia il termine tanatoprassi...

La storia incredibile di The X-Files. Di Rosa Francesca Di Meo

Immagine
Non è proprio un film, ma è ancora meglio. Quello che hai postato è il poster di The X-Files - 6-Episode Event, ovvero la Stagione 10, il revival del 2016. Dopo 14 anni di silenzio, la verità è ancora là fuori. Recensione - The X-Files: Il Ritorno La verità è ancora là fuori. Ma siamo ancora pronti ad ascoltarla? Rivedere Mulder e Scully nello stesso poster, divisi dalla X più famosa della TV, è un pugno al cuore nostalgico per chiunque abbia vissuto gli anni '90 con una torcia sotto le coperte. Chris Carter ci riporta in un mondo che è cambiato. Non è più il 1993 dei rapimenti alieni e delle cospirazioni fumose nei seminterrati. È il 2016 della post-verità, delle fake news, del terrorismo globale e della sorveglianza di massa. E proprio questo è il colpo di genio. Cosa funziona: La chimica immortale. David Duchovny e Gillian Anderson non hanno perso un grammo della loro alchimia. Lui sempre l'ossessivo credente con lo sguardo perso, lei la scienziata scettica che v...

Rosemary's Baby di Roman Polanski: le sette e i figli dell'anticristo. Di Rosa Francesca Di Meo

Immagine
Rosemary's Baby - uno dei casi più perfetti in cui libro e film sono entrambi capolavori, e si potenziano a vicenda.1. Il libro: Ira Levin - Rosemary's Baby (1967)Levin scrive un horror che non ha bisogno di mostri. Rosemary e Guy Woodhouse sono una giovane coppia che si trasferisce al Bramford, un palazzo storico di New York pieno di vecchie leggende. Vogliono un figlio. I vicini, gli anziani e soffocanti Minnie e Roman Castevet, diventano fin troppo premurosi.La genialità del romanzo è lo stile. Frasi corte, quotidiane, quasi banali. Diario, liste della spesa, conversazioni da ascensore. Levin ti fa dubitare insieme a Rosemary: è davvero paranoica per colpa della gravidanza? O è l'unica lucida in un palazzo di complici?È un libro sulla perdita di controllo del corpo femminile, sul gaslighting, su quanto può essere terrificante quando tutti ti dicono "sei isterica, è per il tuo bene". L'orrore satanico arriva solo alla fine, ma l'or...

L'immortale Catwoman. Di Rosa Francesca Di Meo

Immagine
Catwoman (Selina Kyle) è uno dei personaggi più affascinanti, complessi e longevi della cultura pop. Nata nei fumetti DC Comics nel 1940 (creata da Bob Kane e Bill Finger), è passata dall'essere una semplice ladra d'gioielli a una complessa antieroina, legata a Batman da un'infinita attrazione e rivalità. La sua "leggenda" cinematografica e televisiva si distingue per come ogni attrice sia riuscita a darle un'impronta unica. 🐾 **La Leggenda: Da ladra a icona di emancipazione** Nei fumetti e sul grande schermo, la leggenda di Catwoman ruota attorno ad alcuni elementi chiave:  * **La natura di anti-eroe:** Non è mossa da pura malvagità, ma da un proprio codice d'onore, spinta spesso da istinto di sopravvivenza, vendetta personale o protezione verso gli ultimi.  * **Il dualismo con Batman:** Rappresenta l'opposto di Bruce Wayne. Se Batman è l'ordine, la legge e il controllo rigoroso, Catwoman è il caos, la libertà e l'impr...

Il gotico di Edgar Allan Poe e la cinematografia degli anni 60-70. Di Rosa Francesca Di Meo

Immagine
I vivi e i morti*** (*House of Usher*, 1960), diretto da Roger Corman e tratto dal celebre racconto di Edgar Allan Poe.  **I vivi e i morti (1960) – Un capolavoro del gotico cinematografico** Diretto da **Roger Corman** e interpretato da un magnifico **Vincent Price**, *I vivi e i morti* è il film che ha inaugurato il celebre ciclo di adattamenti delle opere di Edgar Allan Poe prodotti dalla American International Pictures (AIP). Un'opera fondamentale per il cinema dell'orrore degli anni '60, capace di trasformare le atmosfere claustrofobiche e inquietanti della letteratura di Poe in puro fascino visivo. ### 🎬 **La Trama** Il giovane Philip Winthrop (Mark Damon) si reca presso la cupa magione della famiglia Usher per riabbracciare la fidanzata Madeleine (Myrna Fahey). Ad accoglierlo trova un ambiente saturo di decadenza e il fratello della ragazza, Roderick Usher (Vincent Price). Roderick si oppone fermamente al matrimonio: convinto che la stirpe degli Usher sia ma...

La fotografia e il suo rapporto profondo con la morte. Di Rosa Francesca Di Meo

Immagine
La fotografia post mortem nell’età vittoriana Nell’Ottocento fotografare i defunti era tutt’altro che macabro: era un atto d’amore e l’unico modo per conservare un ricordo.  1. Perché nasce   Alti tassi di mortalità infantile: 1 bambino su 5 non superava i 5 anni. Spesso non si facevano foto in vita. Costo del dagherrotipo: negli anni 1840-1860 una foto era cara. Le famiglie aspettavano un’occasione importante… e purtroppo a volte era il funerale. Lutto vittoriano: la regina Vittoria stessa portò il lutto per il principe Alberto per 40 anni. Esibire il dolore era socialmente accettato e codificato. 2. Come venivano scattate   Pose “come se dormisse”: bambini in culla, su poltrone, tra le braccia della madre. Gli occhi chiusi e l’espressione serena davano l’illusione del sonno. Pose “da vivo”: con sostegni nascosti, gli adulti venivano messi in piedi o seduti. A volte le pupille erano dipinte sulle palpebre chiuse nella foto stampata. Dettagli simboli...

Il macabro e l'orrido che diventa fantasma della libertà nei film di Luis Bûnuel. Di Rosa Francesca Di Meo

Immagine
Il fantasma della libertà – Le Fantôme de la liberté, 1974   Regia: Luis Buñuel Di cosa parla, senza spoiler Buñuel prende la struttura narrativa e la fa esplodere. Il film non ha una trama centrale: è una catena di episodi legati da personaggi che si passano il testimone come in una staffetta surreale. Si parte da una fucilazione napoleonica e si arriva a uno zoo, passando per cene borghesi dove si defeca a tavola e si mangia in bagno, poliziotti che cercano una bambina scomparsa mentre lei è lì davanti a tutti, monaci che giocano a poker, e un killer che viene assolto tra gli applausi. Il filo rosso è il titolo: la libertà è un fantasma. Crediamo di essere liberi, ma siamo intrappolati in rituali, convenzioni, autorità, repressioni. E Buñuel ci ride sopra con ferocia elegante. Perché è ancora un pugno nello stomaco dopo 50 anni 1. L’attacco alla borghesia è lucidissimo   Buñuel, a 74 anni, non ha perso nulla della rabbia de L’âge d’or. Qui p...