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Le bambole rotte che nessuno voleva aggiustare. Di Rosa Francesca Di Meo

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 "Le bambole rotte che nessuno voleva aggiustare" Il manicomio dei bambini. Storie di istituzionalizzazione di Alberto Gaino, edizioni Gruppo Abele, non è un libro. È un pugno nello stomaco che arriva puntuale, pagina dopo pagina. Di cosa parla  Gaino, giornalista de La Stampa, ricostruisce il fenomeno dei minori internati negli istituti psichiatrici italiani prima della Legge Basaglia del 1978. Al centro c’è l’inferno di Villa Azzurra a Torino, diretta dal medico soprannominato “l’elettricista” per il suo uso sistematico dell’elettroshock sui bambini. Nel 1967 erano 200mila i minori rinchiusi: bambini “scomodi”, abbandonati, poveri, irrequieti, bollati come irrecuperabili.  L’autore racconta le storie di Maria, legata nuda al letto in una foto dell’Espresso del 1970 che scosse l’Italia, di Alberto B., bambino di 8 anni “di spiccata intelligenza” finito a Villa Azzurra solo perché orfano e vivace, di Saverio, Libero, Aldo e di un esercito di “invisibili”. Perché leggerlo...

Il Ponte delle Teste Mozzate: urla, torture e leggende. Di Rosa Francesca Di Meo

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Ponte delle Teste Mozzate – Palermo Se cerchi la Palermo che non ti aspetti, quella che sta letteralmente sotto i piedi, allora devi scendere al Ponte delle Teste Mozzate. Non è il solito monumento da cartolina: è un pezzo di storia macabra, dimenticata e poi ritrovata per caso. Cosa aspettarsi Il ponte oggi si trova sotto l’attuale Corso dei Mille, esattamente in corrispondenza del ponte sull’Oreto. Non lo vedrai passeggiando: per accedere devi scendere una scala che ti porta a circa 4 metri sotto il livello stradale. Ti ritrovi in uno spazio cementato, umido, con le tre navate del ponte cinquecentesco ancora ben distinguibili.  Costruito nel 1577 sul fiume Oreto, il nome non è una leggenda per turisti. Qui venivano esposte le teste dei condannati a morte, decapitati nella vicina Area dei Decollati. Un cippo piramidale lì vicino “abbelliva” l’esposizione. Nel 1860 divenne anche campo di battaglia: garibaldini e borbonici se le diedero di santa ragione proprio su queste campate, co...

Videodrom: il capolavoro profetico di David Cronenberg. Di Rosa Francesca Di Meo

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 Videodrome (1983) – Il Capolavoro Profetico di David Cronenberg Se c'è un film che ha saputo anticipare in modo quasi terrificante il nostro rapporto ossessivo con gli schermi, i media e la fusione tra carne e tecnologia, quello è senza dubbio **Videodrome** di David Cronenberg. Come suggerisce magnificamente l'artwork del file, al centro dell'opera c'è uno schermo televisivo sintonizzato sul "rumore bianco" (l'effetto neve), un vuoto magnetico che non è affatto un'assenza di segnale, ma una presenza totalizzante che fagocita la mente e il corpo dello spettatore. La Trama in pillole Max Renn (interpretato da un magistrale James Woods) è il direttore di una piccola emittente televisiva canadese specializzata in contenuti spinti e sensazionalistici. Sempre alla ricerca di qualcosa di estremo per shockare il suo pubblico, Max si imbatte in "Videodrome", una trasmissione pirata che trasmette torture e violenze apparentemente reali. Nel t...

L'albero che abbraccia le lapidi di un cimitero. La storia di Hardy Tree . Di Rosa Francesca Di Meo

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Hardy Tree – St Pancras Old Church, Londra Se ami i luoghi dove letteratura, storia e mistero si intrecciano, il Hardy Tree merita di stare nella tua lista. Anche se l’albero originale non c’è più, la sua storia continua a vivere nel cimitero di St Pancras Old Church.  Cosa rende speciale il Hardy Tree La storia gotica: A metà del 1860, per far passare la ferrovia della Midland Railway, centinaia di tombe del cimitero di St Pancras furono esumate. Il lavoro venne affidato a un giovanissimo Thomas Hardy, all’epoca apprendista architetto. Le lapidi rimosse furono disposte in cerchio attorno a un frassino, che negli anni le ha inglobate tra le radici. Da qui il nome “Hardy Tree”.  L’atmosfera: Vedere le lapidi del XIX secolo letteralmente abbracciate dal tronco creava un effetto potente: vita e morte fuse insieme. È un’immagine che sembra uscita da Tess dei d’Urberville, ma era reale. cdd5 Il contesto: Il cimitero è uno dei luoghi di culto cristiano più antichi d’Inghilte...

Il fascino delle chiese sconsacrate. La mitica chiesa di Santa Croce detta del Purgatorio. Di Rosa Francesca Di Meo

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La Chiesa di Santa Croce, detta del Purgatorio (originariamente intitolata a Santa Maria della Pietà) si trova in Via Guglielmo Marconi, 1 a Pozzuoli, lungo le antiche Rampe Causa (ex Rampe Generale Tellini), proprio ai piedi dello storico Rione Terra. **Storia e Origini** L'edificio fu costruito nel 1639 per volontà della Confraternita della Buona Morte e del cardinale spagnolo Martin De Leòn y Càrdenas, una figura centrale per lo sviluppo barocco del territorio. I confratelli, vestiti con il caratteristico "sacco nero", si riunivano in questo luogo la domenica e nei giorni festivi per recitare l'ufficio dei defunti, ponendo la chiesa come un vero e proprio centro per la preghiera e il suffragio delle anime del Purgatorio. **Architettura e Opere Interne** La chiesa si sviluppa secondo uno stile prettamente barocco. L'accesso avviene tramite una piccola scala tortuosa che conduce a una facciata lineare in stucco bianco:  * **Struttura:** Presenta una pianta a croc...

Oltre l'ultraviolenza: l'inganno del controllo.Di Rosa Francesca Di Meo

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Oltre l'Ultraviolenza: L'Inganno del controllo. Il difetto del male distopiche del film *Arancia Meccanica* risiede nella sua spietata e paradossale lucidità: non è il caos della violenza gratuita a spaventare davvero, ma la pretesa scientifica di poterla sradicare a tavolino, annullando il libero arbitrio. Stanley Kubrick, traducendo visivamente il romanzo di Anthony Burgess, ci catapulta in un futuro sporco, iper-stilizzato e cinico, dove il giovane Alex DeLarge e i suoi Drughi praticano l'ultraviolenza come una delle belle arti. Ma il vero orrore della distopia kubrickiana non si consuma nei vicoli bui o nelle case violate; si compie nelle stanze asettiche del potere statale attraverso la "Cura Ludovico".  La cura è peggiore del male? Il film si trasforma così in una riflessione filosofica e disturbante:  * **L'estetica del reato:** La violenza è coreografata sulle note di Beethoven e Rossini, rendendo lo spettatore complice di un fascino distor...

il teatro delle marionette di Palermo e Renato Guttuso

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Il teatro delle marionette di Palermo non è quello dei fili. È l'Opera dei Pupi, ed è una cosa molto più rumorosa, epica e popolare. Renato Guttuso ci è nato in mezzo, e ci è tornato da grande da artista. 1. Cos'è l'Opera dei Pupi di Palermo È il teatro tradizionale delle marionette siciliane, nato agli inizi dell'Ottocento, riconosciuto dall'UNESCO come Patrimonio Culturale Immateriale dell'Umanità nel 2008. Cose che la rendono diversa da tutte le altre marionette europee: null Non era teatro per bambini. Era la Netflix dell'800 per operai e artigiani: serate a puntate, duelli, tradimenti, amori, con il pubblico che tifava e sapeva le battute a memoria. A Palermo oggi la tradizione è viva grazie a famiglie storiche di pupari. Due poli da segnare: Museo internazionale delle marionette Antonio Pasqualino – in Piazzetta Antonio Pasqualino, ha più di 5.000 pezzi da tutto il mondo, ed è il centro di ricerca sull'Opera dei Pupi. Qui si tengono spettac...