Il teschio miracoloso di Sant'Agata tra il sacro e il profano. Di Rosa Francesca Di Neo
A Catania, ogni 5 febbraio, la città si ferma. Non per una festa qualunque, ma per tre giorni di devozione, fuoco, canti e una folla che sfiora il milione. Al centro di tutto c’è Lei: Sant’Agata, patrona e simbolo di Catania. E con Lei, custodita con cura gelosa, una delle reliquie più venerate e discusse: il suo teschio. *Il sacro: la reliquia e il miracolo* Secondo la tradizione, Agata fu martirizzata a Catania nel 251 d.C. durante le persecuzioni di Decio. Dopo torture atroci, morì in carcere. Il suo corpo fu sepolto e venerato, e già nel Medioevo parti di essa furono portate in giro per l’Europa come reliquie. Il teschio arrivò a Catania solo nel 1126, grazie a Gilberto e Goselmo, due soldati normanni che lo sottrassero da Costantinopoli e lo riportarono in patria. Da quel momento divenne il cuore delle _Feste Agatine_. Il teschio è conservato nello scrigno d’argento del busto reliquiario di Sant’Agata, opera trecentesca. È lui che "guarda" la città durante la procession...