Le donne napoletane e il culto delle "Anime Pezzentelle". Storie e miti. Di Rosa Francesca Di Meo

A Napoli il culto delle "anime pezzentelle" - cioè la devozione ai teschi anonimi del Cimitero delle Fontanelle e della chiesa del Purgatorio ad Arco - è stato storicamente un culto al femminile. Le donne ne erano il motore, per 3 motivi principali:

1. Le “madri adottive” dei teschi
La pratica base del culto era l’adozione: una persona sceglieva una “capuzzella” anonima, la puliva, le metteva un rosario, fiori, un fazzoletto ricamato. Le offriva preghiere e messe in suffragio. In cambio chiedeva grazie: un matrimonio, un figlio, la guarigione, i numeri del lotto.

Questo ruolo di cura era svolto quasi sempre da donne. Era visto come estensione del lavoro domestico e di accudimento: lavare il teschio, “metterlo a posto”, parlargli, tenerlo al caldo con un lumino. Era un lutto elaborato al femminile, soprattutto da donne del popolo che avevano perso figli, mariti o fratelli in guerra, colera, peste. 

2. Figure leggendarie: le custodi del culto
Il folklore napoletano ha fissato proprio in una donna il simbolo di questa devozione: Donna Concetta. La leggenda dice che dedicò tutta la vita alla cura delle capuzzelle alle Fontanelle, diventando l’archetipo della fedele del culto. Non era una santa ufficiale, ma una “santa del popolo”. 

Anche i teschi più venerati hanno storie femminili. Il più famoso è Lucia, la “pezzentella col velo da sposa”, conservata a Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco. Si racconta che morì prima o subito dopo il matrimonio. Il suo teschio viene ancora tenuto con il velo da sposa, e generazioni di donne l’hanno pregata per questioni d’amore, fertilità e matrimonio. 

3. Intermediarie tra vivi e morti
In una società in cui le donne erano escluse dal sacerdozio, il culto delle capuzzelle diventava uno spazio di potere spirituale femminile. Le donne “sentivano” le richieste dei teschi. Nasce così la leggenda delle “capuzzelle parlanti”: teschi che comunicavano in sogno con le devote, dicendo il proprio nome, cosa volevano, o rivelando numeri da giocare. La donna era quindi medium, interprete, madre spirituale.

Perché proprio le donne?
Dimensione del lutto: a Napoli il lutto e la memoria dei morti erano gestiti dalle donne di casa.
Religiosità popolare: la Chiesa ufficiale osteggiava il culto. Nel 1969 il tribunale ecclesiastico di Napoli lo dichiarò “arbitrario e superstizioso”. Ma le donne continuarono in forma privata, tramandandolo di madre in figlia.
Solidarietà tra “pezzentelle”: le anime del Purgatorio erano “povere”, abbandonate. Le donne napoletane, spesso in condizioni di marginalità, si riconoscevano in loro. Era un patto tra ultime e ultime. 

Oggi il culto è vietato ufficialmente, ma alle Fontanelle e al Purgatorio ad Arco trovi ancora fiori, bigliettini e lumini lasciati quasi sempre da donne. 


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