La maschera di Frankenstein e la letteratura gotica. Di Rosa Francesca Di Meo
The Curse of Frankenstein / La maschera di Frankenstein, 1957. Non è il Frankenstein della Universal del 1931, è quello che ha lanciato la Hammer.
E se devo essere onesto: è ancora un pugno nello stomaco, in Technicolor.
Di cosa parla
Diretto da Terence Fisher, con sceneggiatura di Jimmy Sangster, è un adattamento molto libero di Mary Shelley.
Qui il vero mostro non è la Creatura. È Victor Frankenstein.
Peter Cushing lo interpreta come un aristocratico freddo, ossessivo, brillante, disposto a tutto per battere la morte. Niente scienziato pazzo che ride, è molto peggio: è lucido, elegante, spietato.
La Creatura è Christopher Lee, al suo primo ruolo iconico per la Hammer, con un trucco brutale, niente bulloni sul collo, più un cadavere ricucito e putrefatto. Fa paura perché è tragico, non perché è cattivo.
Perché regge ancora nel 2026
Il colore. Fu il primo Frankenstein horror a colori. Fisher usa quei rossi sangue e quei verdi da laboratorio che vedi proprio nel tuo poster, per rendere il gotico viscerale. Nel 1957 fu scioccante, oggi è bellissimo.
Cushing. È lui il film. Non è un eroe caduto, è un uomo che sceglie il male in nome della scienza. Tutta la saga Hammer nasce da qui.
È corto e cattivo. 82 minuti, zero riempitivo. Niente moralismi urlati, solo un crescendo claustrofobico che finisce male, come deve finire.
Non è perfetto: il budget era bassissimo, la Creatura ha poco spazio rispetto al Barone, e alcune scene oggi fanno sorridere per quanto sono cruente in modo teatrale. Ma è il film che ha inventato l'horror gotico moderno britannico. Senza questo non ci sarebbero i Dracula della Hammer, e senza quelli niente di tutto l'horror elegante che è venuto dopo.
Voto: 8/10. Un classico fondativo. Guardalo se ami l'horror d'atmosfera, Cushing in stato di grazia, e i mostri che fanno meno paura degli uomini che li creano.
L'hai già visto, o ti ha incuriosito solo il poster? Posso dirti dove trovarlo in streaming in Italia.
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