Rosemary's Baby di Roman Polanski: le sette e i figli dell'anticristo. Di Rosa Francesca Di Meo

Rosemary's Baby - uno dei casi più perfetti in cui libro e film sono entrambi capolavori, e si potenziano a vicenda.1. Il libro: Ira Levin - Rosemary's Baby (1967)Levin scrive un horror che non ha bisogno di mostri. Rosemary e Guy Woodhouse sono una giovane coppia che si trasferisce al Bramford, un palazzo storico di New York pieno di vecchie leggende. Vogliono un figlio. I vicini, gli anziani e soffocanti Minnie e Roman Castevet, diventano fin troppo premurosi.La genialità del romanzo è lo stile. Frasi corte, quotidiane, quasi banali. Diario, liste della spesa, conversazioni da ascensore. Levin ti fa dubitare insieme a Rosemary: è davvero paranoica per colpa della gravidanza? O è l'unica lucida in un palazzo di complici?È un libro sulla perdita di controllo del corpo femminile, sul gaslighting, su quanto può essere terrificante quando tutti ti dicono "sei isterica, è per il tuo bene". L'orrore satanico arriva solo alla fine, ma l'orrore vero è tutto quello che c'è prima. Leggerlo oggi fa ancora più paura che nel '67.Per chi ama il tuo immaginario: è gotico urbano, non castelli ma appartamenti con la carta da parati ingiallita. Darkness elegante.2. Il film: Roman Polanski (1968)Polanski fa una cosa rarissima: è fedele al libro quasi parola per parola, perché ha capito che non serviva inventare.Mia Farrow è Rosemary. Magrissima, con quel taglio di capelli a folletto che si è tagliata davvero sul set, con quegli occhi enormi e spaventati. Non recita la paura, la trasmette. Accanto a lei John Cassavetes come Guy, l'ambizioso attore fallito disposto a tutto, e Ruth Gordon e Sidney Blackmer come i Castevet - inquietanti proprio perché sembrano i nonnini più dolci del mondo.Cosa rende il film immortale:Niente jumpscare. Tutto è luce naturale, appartamento claustrofobico, suoni dei muri. La famosa scena del concepimento è girata come un incubo febbrile, non come un rito splatter.La colonna sonora di Krzysztof Komeda. Quella ninna nanna cantata da Mia Farrow stessa, dolcissima e stonata, ti rimane in testa per giorni.L'ambiguità fino all'ultimo. Fino all'ultima inquadratura, Polanski ti lascia un dubbio: è davvero successo o è psicosi puerperale?Ha vinto l'Oscar per la miglior attrice non protagonista a Ruth Gordon ed è considerato il capostipite dell'horror moderno insieme a L'Esorcista.Libro vs Film: qual è meglio?Il libro è più intimo. Sei dentro la testa di Rosemary, leggi i suoi pensieri, il suo tannis root, i suoi sogni strani. È più crudele nel descrivere Guy.Il film è più iconico visivamente. Quel poster che hai messo, con il feto demoniaco rosso e la coda a forma di cuore, è diventato simbolo. Polanski aggiunge un'estetica: il marrone anni '60, il giallo del Bramford, il bianco sporco.Se devo dirti l'ordine perfetto: leggi prima il libro in una notte, poi guardati il film da sola, con le luci basse.La frase finale, sussurrata quando lei guarda finalmente nella culla, è una delle più agghiaccianti della storia del cinema: "Cosa avete fatto ai suoi occhi?"È un'opera che non parla solo del Diavolo. Parla di quanto una donna possa essere lasciata sola anche quando tutti dicono di proteggerla.

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